Riferimenti normativi

È legale far pranzare i colleghi in ufficio?

Domanda secca, risposta onesta. Schiscetta non è un servizio di ristorazione: è uno strumento di organizzazione che aiuta i colleghi a coordinarsi. Capire come stare in regola però è importante — qui trovi i riferimenti normativi italiani, scritti in modo comprensibile, con i casi pratici più frequenti.

In sintesi

Il pranzo occasionale, privato, tra colleghi che si conoscono non è attività di somministrazione al pubblico e non richiede autorizzazioni commerciali. Quando però la cosa diventa regolare e organizzata con un giro continuativo di porzioni e denaro, scattano le regole sull'igiene alimentare (HACCP) e potenzialmente la disciplina delle imprese alimentari.

Schiscetta serve a tenere traccia di chi prepara cosa e di chi prenota. Le responsabilità sulla preparazione, igiene e fiscalità del cibo restano in capo a chi lo prepara.

I tre scenari più comuni

A. Pranzo occasionale (1 volta ogni tanto)

Verde

Un collega porta una teglia di parmigiana, condivide con chi vuole, eventualmente raccoglie qualche euro. Nessuna abitudine, nessuna organizzazione stabile.

Inquadramento normativo: Iniziativa privata, estemporanea, occasionale. Esclusa dal Reg. CE 852/2004.
Cosa fare: Nessun obbligo specifico. Buonsenso igienico standard.

B. Servizio regolare tra colleghi conosciuti (lo scenario tipico di Schiscetta)

Giallo

Una o più persone preparano pasti più volte alla settimana, raccolgono prenotazioni e quote stabili tra colleghi della stessa sede.

Inquadramento normativo: Attività organizzata: rientra nella nozione di 'impresa alimentare' UE (Reg. 178/2002, art. 3). Anche senza fini di lucro, scatta l'autocontrollo HACCP (Reg. 852/2004).
Cosa fare: • Notifica all'ASL (SCIA semplificata o registrazione operatore). • Manuale di autocontrollo HACCP. • Formazione di chi prepara (corso di base). • Etichettatura allergeni (D.lgs. 231/2017).

C. Apertura ai non colleghi / fini di lucro

Rosso

I pasti vengono offerti anche all'esterno, oppure il giro economico è rilevante e continuativo.

Inquadramento normativo: Vera e propria somministrazione/vendita. Si applicano L. 287/1991, regolamenti regionali e disciplina fiscale dell'attività.
Cosa fare: Apertura partita IVA, SCIA commerciale, conformità locali, contratti di lavoro se ci sono dipendenti.

Le norme citate, per chi vuole approfondire

  • Regolamento (CE) n. 178/2002
    Definisce 'impresa alimentare' come qualsiasi attività, pubblica o privata, con o senza fini di lucro, connessa a produzione, trasformazione o distribuzione di alimenti (art. 3).
  • Regolamento (CE) n. 852/2004
    Obbligo di autocontrollo HACCP e registrazione dell'attività presso l'autorità competente. Esenzione per iniziative estemporanee, occasionali e private.
  • D.lgs. 6 novembre 2007, n. 193
    Attuazione italiana del pacchetto igiene. Definisce sanzioni e competenze ASL.
  • D.lgs. 15 dicembre 2017, n. 231
    Etichettatura e informazione sui consumatori: obbligo di indicare allergeni anche per pasti non confezionati.
  • Legge 25 agosto 1991, n. 287
    Disciplina della somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. Si applica quando l'attività è rivolta a una platea aperta, non a colleghi privati.
  • Reg. (UE) n. 2017/625
    Controlli ufficiali sulla filiera alimentare. Le ASL operano in base a questo regolamento.

I testi delle norme sono consultabili gratuitamente su normattiva.it (Italia) e eur-lex.europa.eu (UE).

Checklist pratica

Se siete nello scenario B (caso tipico)

Vi consigliamo questo percorso minimo (variabile in base alla Regione e all'ASL territoriale):

  1. 1Confronto preventivo con la vostra ASL. Spiegate il caso (es. "uno-due colleghi preparano pasti due-tre volte a settimana per circa 10 persone della stessa sede"). L'ASL vi dirà esattamente cosa richiede per la vostra Regione. È gratuito e vi mette in chiaro con tutti.
  2. 2Notifica/registrazione dell'attività presso il SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune. Solitamente bastano una SCIA semplificata e l'inquadramento come "attività alimentare a basso rischio".
  3. 3Manuale HACCP semplificato: descrive ingredienti, procedure di preparazione, conservazione e trasporto, pulizia degli ambienti. Esistono modelli standard che si adattano a cucine domestiche di piccola scala.
  4. 4Formazione base alimentaristi per chi cucina. Il corso dura poche ore, costa pochi euro, e copre rischi microbiologici, allergeni, conservazione.
  5. 5Allergeni e ingredienti dichiarati ad ogni pasto. Schiscetta lo fa automaticamente: ogni piatto pubblicato richiede di compilare il campo "Ingredienti" e "Allergeni".
  6. 6Aspetto fiscale: per giri economici molto piccoli (poche centinaia di euro/mese tra colleghi) il consulente del lavoro o un commercialista vi può inquadrare come prestazione occasionale o ricavo da hobbistica. Per giri più sostanziosi, valutare partita IVA o cooperativa.

Cosa fa Schiscetta per aiutarvi a stare in regola

Tracciabilità completa

Ogni piatto ha autore, data, ingredienti, allergeni, prezzo e numero di porzioni. In caso di ispezione, c'è documentazione storica esportabile in CSV.

Allergeni sempre dichiarati

Il preparatore deve compilare il campo allergeni per pubblicare. Conforme a D.lgs. 231/2017 sull'informazione al consumatore.

Dati isolati per sede

Multi-tenancy strict: i dati di un ufficio non si mescolano con quelli di altre sedi. GDPR-friendly.

Niente flussi di pagamento

Schiscetta non gestisce il denaro tra preparatore e ordinante. Restate liberi di organizzare i pagamenti come fate sempre (contanti, IOU di gruppo).

Questa pagina ha scopo informativo e riassume i principali riferimenti normativi italiani ed europei al momento della pubblicazione. Non sostituisce una consulenza legale o fiscale personalizzata. Per casi borderline, contattate l'ASL competente per il territorio e/o un professionista qualificato.

Volete supporto per inquadrare la vostra sede e configurare Schiscetta correttamente?

Parla con noi
Schiscetta · 2026 · Informativa giuridica · Manifesto